Lusso e Sostenibilità: un approccio possibile e virtuoso

Il Dott. Mario Pinoli ha incaricato a un team di ricerca di Greenwich uno studio sul tema “Lusso e Sostenibilità” nelle strategie aziendali dei grandi marchi del Luxury Fashion & Design internazionale. Il Ceo di Greenwich, interessato al concetto di evoluzione della Sostenibilità in ogni settore, riporta in questa intervista alcuni degli aspetti più interessanti emersi da questo studio che ha prevalentemente interessato le Maisons più celebri ed impegnate nel campo della Sostenibilità. I risultati sono stati ovviamente condivisi nella comunicazione interna di Greenwich tra i vari team di lavoro, per sostenere in azienda la diffusione di new awareness e la formazione di nuove competenze.


Dott. Pinoli, il lusso può essere sostenibile?

Senza dubbio. Analizzare i processi, fare scelte sostenibili e durature è possibile anche nelle filiere del Lusso. La Sostenibilità non è un semplice obiettivo teorico, è un percorso organizzato. Con vari passaggi che portano a politiche ambientali strutturate, miglioramenti ambientali nella produzione e nell’approvvigionamento, ad adozione di politiche di acquisto sostenibili, alla creazione di siti produttivi e spazi vendita eco-efficienti e ambientalmente responsabili.

Come si declina la Sostenibilità nella CSR dei Luxury Brands?

Attuando uno sforzo ad ampio raggio, che coinvolge gli aspetti legati alla produzione, ai Dipendenti, alle fonti dei materiali ed alla loro sostenibilità Sociale ed Ambientale. E a tutte le ricadute della filiere sul tema delle emissioni e dei consumi. Per questi motivi e per la rilevanza complessiva che la CSR ha per le Aziende più evolute si tratta molto più di un’esigenza etica, ma è uno dei principali driver di innovazione e di creazione di valore. Non lo dico io ma ad esempio François-Henri Pinault, presidente del Gruppo Kering, per cui la sostenibilità è sempre stata al centro della strategia.

Come la sostenibilità diventa un driver per lo sviluppo di una Maison di moda?

Portando la sostenibilità a tutti i livelli della società. Ad esempio, nel Cda del Gruppo Kering (uno dei gruppi più impegnati in questo campo) è stato istituito nel 2012 il comitato per la sostenibilità per fornire consulenza e guida alle strategie di sostenibilità. E nel board dell’esecutivo è attivo il Dipartimento di sostenibilità costituito da 20 specialisti che definisce la strategia e le politiche di sostenibilità del gruppo e aiuta le Maison definire e sviluppare le proprie attività. Da questa organizzazione interna è nata la Strategia ambientale di Kering che ha fissato una serie di obiettivi da raggiungere entro il 2025 considerando tutto il ciclo di vita del prodotto, dalla produzione di materie prime alla vendita nelle boutique: Riduzione dell’impronta ecologica del 40 %, Dimezzamento delle emissioni di gas effetto serra, Tracciabilità delle materie prime per il 100%, 100% di pelli sostenibili, 100% dell’oro proveniente da fonti responsabili, 100% di cotone organico. Il recente Rapporto sul progresso della sostenibilità, estremamente ben fatto, ha dimostrato che finora Kering ha raggiunto il 68% dei risultati e siamo a buon punto nel conseguimento dell’obiettivo del 100% entro il 2025.

L’innovazione tecnologica e digitale aiuta a sviluppare un lusso sostenibile?

Certamente. Ancora Kering ad esempio sta sviluppando strumenti innovativi per comprendere meglio il proprio impatto ambientale. Si tratta del conto economico ambientale EP&L: uno strumento innovativo che misura le emissioni di anidride carbonica, il consumo di acqua, l’inquinamento idrico e atmosferico, lo sfruttamento del territorio e la produzione di rifiuti lungo tutta la supply chain. Quantifica dunque l’impatto ambientale delle attività del Gruppo, rendendolo un dato visibile e comparabile. Inoltre, calcola il valore monetario di detto impatto per quantificare l’utilizzo di risorse naturali. Kering utilizza il conto economico ambientale per guidare la sua strategia di sostenibilità, migliorare i propri processi e le fonti di approvvigionamento, nonché per scegliere le tecnologie più adatte. Il conto economico ambientale permette infatti di visualizzare una panoramica dei dati che aiuta a prendere decisioni migliori e consente di sapere fin da subito quale sarà l’impatto ambientale di una decisione o di un progetto.

Inoltre, per sensibilizzare il maggior numero possibile di persone alle problematiche ambientali, ancora il gruppo Kering ha sviluppato My EP&L, un’app che calcola istantaneamente l’impatto degli articoli del nostro guardaroba basandosi sul conto economico ambientale. Progettata per gli studenti e per l’industria della moda, My EP&L è uno strumento che consente di integrare la sostenibilità nel processo creativo. Per ogni categoria di indumento, l’app calcola l’impatto ambientale in termini di emissioni di anidride carbonica, consumo di acqua, inquinamento idrico e atmosferico, rifiuti e sfruttamento del territorio.


Leggi anche: